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Rudolf Leopold, il più grande collezionista austriaco della Secessione viennese
autore: ilsole24ore.com
Il collezionista austriaco Rudolf Leopold, fondatore del Leopold Museum, uno dei più importanti musei di arte austriaca moderna al mondo, è scomparso il 29 giugno all'età di 85 anni. La sua notorietà è dovuta alla splendida collezione di opere di Egon Schiele e di tutta la produzione viennese di inizio Novecento che il medico Rudolf Leopold ha iniziato a raccogliere dal 1953, con la moglie Elisabeth e che ha raggiunto un catalogo di 5.400 opere (più del doppio della Pinacoteca di Brera). Come ha potuto un semplice medico viennese permettersi migliaia di capolavori di Schiele, Klimt, Kokoschka?

Una prima risposta è che Rudolph Leopold aveva capito prima degli altri il valore di Egon Schiele e dei maestri viennesi del primo Novecento e si era mosso per tempo. Solo di Schiele è riuscito a raccogliere qualcosa come 44 dipinti e 280 opere su carta. Negli anni Cinquanta quegli artisti non li collezionava nessuno e le loro opere scarsamente considerate e valutate: pativano ancora gli effetti della propaganda nazista che li aveva bollati come maestri «degenerati» e additati al pubblico disprezzo. Attraverso acquisti mirati, scambi e permute, il medico viennese è riuscito a mettere insieme la sua collezione, innestando lui stesso un inarrestabile processo di innalzamento dei prezzi delle opere, al punto da non potersele più permettere. E per salvarla l'ha ceduta allo Stato.

Sull'origine poco chiara di tante opere e oggetti artistici ereditati dal periodo nazista ci sono anche altre, meno auliche, spiegazioni. All'indomani dell'Anschluss - l'annessione alla Germania nazista approvata dalla stragrande maggioranza degli austriaci - moltissime famiglie ebree lasciarono il Paese. Il loro patrimonio venne in parte confiscato, in parte svenduto per necessità. Dopo la guerra, una parte delle opere venne restituita, ma una parte rilevante rimase nei musei e nei depositi. I sospetti e le rivendicazioni anche coinvolto anche Leopold.

Nel gennaio del 1998 durante una mostra di Schiele, al Moma di New York , furono posti sotto sequestro due celebri dipinti del maestro viennese, la «Città morta» e la «Wally». All'origine del provvedimento adottato dal procuratore di New York, le denunce di presunti eredi ebrei e un sospetto infamante: i due quadri farebbero parte del lungo elenco di opere d'arte razziate o confiscate dai nazisti e finite, più o meno illegalmente, nei musei austriaci, attraverso complicate compravendite. II caso ha avuto una eco sulla stampa internazionale, tale da indurre l'Austria ad adottare una legge che prescrisse una verifica di tutte le collezioni dei musei statali, con obbligo di restituzione, laddove accertata l'acquisizione illegittima. Ma la legge non era applicabile al Museo Leopold. Nel 1994, infatti, il medico-collezionista Rudolf cedette oltre il 70% della sua raccolta allo stato austriaco, ottenendo in cambio la costruzione di un museo ad hoc e la direzione a vita dell'istituzione, che diventò una Fondazione autonoma e privata, alla quale la legge sulle restituzioni non era applicabile.
il: 30/06/2010 12:37:39
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