Numismatica, arte della moneta, arte del colore autore: Art Valley
Intervista a Guido Crapanzano.
Art Valley intervista Guido Crapanzano, presidente di IBNS (International Banknote Society) e vicepresidente di CEPM (Club Européen du Papier Mannaie), esperto dell'arte della moneta, la numismatica.
Sin da quando era studente, negli ultimi anni cinquanta, ha frequentato l’ambiente dei pittori milanesi, e trascorreva le sere a casa dell’amico Enrico Bay assieme a Crippa, Dova, Fontana, D’Angelo e il gruppo degli spazialisti.
Si, ma non dimentichiamo Piero Manzoni, con cui teorizzavamo il futuro dell’arte "spazioescatologica" e con cui, nel 1958, ho girato uno splendido telegiornale SEDI in cui ricostruivamo, in modo artigianale, il lancio delle Sputnik. Io saltavo da una scala sopra una altalena su cui era appoggiato un razzo fumante costruito da Piero. Finale tragico. L’asse dell’altalena si ruppe e il razzo, invece di alzarsi, cadde sul lato. Nel 1971 insieme con la moglie del pittore Enrico Baj Lei ha aperto a Brera la galleria d’arte “ Il cortile”. Cosa resta di quella esperienza? E com’è avvenuto il passaggio dall’arte come ricerca al valore e al suo intenso lavoro intorno alla numismatica e alla cartamoneta?
Resta molto in quanto ho proseguito a collezionare opere e a interessarmi d’arte simultaneamente alla cartamoneta, che in qualche modo è una forma di arte estrema.
Tra i vari percorsi di ricerca si sta interessando attualmente di Amadeo Giannini, che oltre a essere un precursore della banca moderna, come fondatore della Bank of America, è stato un finanziatore di imprese in qualche modo artistiche.
Nel 1920 Amadeo Giannini intuì le possibilità di sviluppo dell’ industria cinematografica, che sino ad allora si era attivata principalmente a New York. Inviò qui il fratello Attilio Giannini che lasciò la professione medica per occuparsi sia della Bancitaly Cooperation sia del nascente mondo del cinema. Ma più che all’ aspetto finanziario, Amadeo aveva posto attenzione sull’importanza socio-culturale che avrebbero assunto i modelli proposti dalla cinematografia nello sviluppo della coscienza e del comportamento degli americani. Poiché i banchieri di New York che finanziavano i film chiedevano interessi da usurai attorno al 20%, decise di agevolare con tassi ragionevoli - attorno al 6% - autori meritevoli della sua stima, e quindi desiderosi non solo di divertire, ma anche capaci di proporre modelli sociali di qualità. Così, quando Attilio Giannini tornò da New York per raccontare al fratello che un giovane artista di talento, che già aveva avuto successo con le comiche, non riusciva a trovare un finanziatore per un soggetto apparentemente difficile, ma di alto valore morale, Amadeo decise di prestare 50.000 dollari First National Distributors per la realizzazione del film "Il monello" di Charlie Chaplin. Il film avrebbe potuto costare meno, ma Amadeo volle che Chaplin, che aveva voluto conoscere personalmente, non fosse costretto a troppe economie. In sei settimane rientrò del capitale e, in seguito, la sua banca ebbe enormi profitti.
Poi ci fu anche l’importante intervento a proposito di Walt Disney. Giannini dopo la buona accoglienza dei primi cortometraggi di Mickey Mouse, intuì le possibilità dei cartoni animati e finanziò il primo lungometraggio di cartoni animati a colori di Disney dal titolo "Biancaneve e i sette nani". Ancora una volta i risultati andarono oltre ogni aspettativa. Walt Disney visse la sua consacrazione al successo in tutto il mondo, Giannini si stancò di incassare profitti e divenne il finanziatore esclusivo della azienda dell’ amico ormai famoso. Il cinema era in qualche modo oltre che un’arte una moneta, un modo di commerciare le immagini e le scene. Sicuramente la finanza interviene nello specifico e nel caso di Giannini si adegua e si adatta alla materia in cui sta intervenendo. Il cinema avvia un altro modo del commercio e della moneta.
Ritorniamo alla sua attività principale. La simultaneità tra arte e valore a proposito della numismatica. Ritengo che l’interesse per la numismatica sia non casuale da parte delle diverse rappresentazioni nazionali e settoriali e questo anche in un periodo come questo dove prevale sempre di più la moneta elettronica e i mezzi di pagamento virtuali.
Il nuovo interesse per la numismatica, anche da parte delle banche, è una manifestazione della riformulazione del concetto di denaro, reso possibile dal dibattito aperto dall’avvento dell’Euro. Un’epoca monetaria si è conclusa, è divenuta così storia e ci lascia una traccia indelebile. I nostri ricordi, e in particolare le vicende socioeconomiche a essi connesse, sono ancora mnemonicamente conservati in lire, con il contrappunto di aneddoti e di episodi che scrivono un’altra storia d’Italia, anche attraverso il potere evocativo delle sue vecchie banconote, tanto più affascinanti dei nuovi biglietti in Euro. Esistono alcune, anzi, tante bellissime banconote emesse al mondo. Nessun altro manufatto, prodotto in grande serie, viene realizzato con tanta accuratezza e inimitabile precisione. In questo senso la banconota è una rappresentazione di qualità, perché, per sua logica interna, deve dare l’idea della cosa pregiata, dell’oggetto di valore, del bene prezioso.
Arte e numismatica. Una particolarità della banconota?
Forse la banconota è il primo multiplo d’arte nella storia, la prima riproduzione d’autore Infatti, mentre i primi multipli numerati nascevano solo alcune decine di anni fa, la cartamoneta esisteva già da centinaia d’anni, e possiamo riscontrare numerosi esempi di banconote di inimitabile raffinatezza. A differenza del multiplo d’arte, nelle banconote non veniva però inserita l’immagine ma le rappresentazioni di una storia nazionale.
E’ interessante osservare come le banconote antiche propongano, attraverso raffigurazioni allegoriche e simboliche, la rappresentazione degli elementi fondanti della vita sociale e commerciale della Nazione emittente. Abbiamo già sottolineato come la banconota, proprio perché priva di valore intrinseco, debba trasmettere l’idea della sicurezza, la sensazione di pregio, di valore, ma essa deve anche parlare della affidabilità dell’emittente. Quindi le prime banconote emesse dalla Banca d’Italia utilizzano rappresentazioni degli emblemi del Regno Sabaudo, e propongono raffigurazioni allegoriche dell’Italia, della Giustizia, del Commercio, dell’Industria, dell’Agricoltura. Con l’avvento del fascismo, e poi con la proclamazione dell’Impero, sulle banconote compaiono, prima il fascio, e poi i simboli della romanità, come la lupa capitolina e l’aquila imperiale. Allo stesso modo possiamo rilevare come, sulla monetazione tedesca, alla fine degli anni ’30 compaia la svastica. La moneta è uno dei principali strumenti della comunicazione. E lo era assai di più nell’antichità, prima della comparsa della comunicazione mediatica.
Ma in che modo la moneta cartacea o metallica, nella sua solidità costituiva anche un dispositivo di comunicazione?
Occorre per questo fare un esempio. Il primo che fruì, seppure inconsapevolmente, del potere pubblicitario della moneta fu Creso che, nel VI secolo A.C. inventò la prima moneta d’oro. Egli non fu certo l’uomo più ricco dell’antichità. Molti assai più ricchi di lui erano venuti, sia prima, che dopo, ma il fatto di avere legato il suo nome alla moneta ce lo fa ricordare, a tutt’oggi, come l’uomo più ricco della storia. Il primo che intuì e sfruttò il potere pubblicitario della moneta fu Alessandro Magno. Dopo avere sconfitto i Persiani utilizzò la grande quantità di argento confiscata per coniare un enorme numero di monete. E Alexandros fu il primo a mettere sulle monete la propria immagine. Sino ad allora la moneta era sacra e nessun mortale vi era stato
La cartamoneta: il suo ruolo di “bellezza” dovrebbe essere secondario?
Il suo ruolo di bellezza non è secondario perché il denaro, da sempre considerato con valenza negativa, o addirittura come simbolo del male, deve farsi perdonare. Soprattutto la banconota, priva di valore intrinseco, deve necessariamente avere un aspetto accattivante, raffigurato. Per superare il tabù, Alessandro si fece raffigurare con una pelle di leone sul capo, in guisa di Ercole ma, per maggior chiarezza, impresse il suo nome sulle monete. E così, ancor oggi, lo ricordiamo come il più grande condottiero dell’antichità, anche se, prima e dopo di lui, furono in molti a compiere conquiste ben più significative. Val la pena di citare anche Cesare che, in deroga alle leggi di Roma, ottenne per primo dal Senato il permesso di riprodurre sulla moneta il proprio volto. E così, in un’epoca in cui non esisteva ancora la cartolina, il messaggio della sua potenza attraversò tutto l’impero. Potremmo ricordare molti altri esempi, non ultimo quello di Napoleone, ma l’argomento richiederebbe troppo spazio.
Le rappresentazioni negative della moneta?
Questo concetto si è diffuso 1600 anni fa, quando i vati della patristica definirono il denaro come sterco di Satana, identificando nel denaro lo strumento responsabile della dissoluzione dell’Impero Romano. Questa teoria è anche confortata dalla constatazione che il benessere genera egoismo. La solidarietà è tra i poveri. Tra i ricchi no! O è molto difficile che ci sia. E quando vi è il benessere, la solidarietà scompare. A meno che non vi sia una profonda cultura, fondata sulla rivalutazione dei valori primari proposti dall’umanesimo e dalla sua tradizione culturale. Ma ancora, dopo sedici secoli, ove prevale la cultura del luogo comune, il denaro prosegue nell’avere una valenza contaminante. Per troppo tempo è stato visto negativamente, come il punto di confluenza degl’istinti più bassi e villani che muovono l’animo umano. Solo da pochi anni ci si è accorti - in modo strutturale - che il denaro può essere usato sia con la mano destra sia con quella sinistra e che dal denaro può venire benessere, salute, ma soprattutto si è capito che la banconota è lo strumento che ha permesso al nostro Paese di uscire dal tunnel dalla miseria. E quindi si è dato di nuovo valore alle discipline economiche e si è finalmente compreso che in esse vi sono molteplici aspetti positivi.
Biografia di Guido Crapanzano Tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta fino ai primi anni settanta, Guido Crapanzano è cantante con alcuni tra i principali gruppi della musica pop, tra cui i Beatles. Trasferisce la residenza in Svizzera e s'iscrive all’Istitute Tecnique Superieur di Friburgo dove, nel 1977, consegue il diploma di Ingénieur Cybernetique. Negli anni settanta, insieme con la moglie del pittore Enrico Baj, apre a Milano, nel quartiere Brera, la galleria d’arte “ Il cortile”. Negli stessi anni, partecipa alla produzione cinematografica con l’amico regista Pier Carpi. Simultanemente all'attività antiquaria in Svizzera, Italia e USA, s'iscrive e studia al Menthal Research Institute di Palo Alto, di cui nel 1980 diventa membro ricercatore e nel 1981 consegue il PHD in Scienze della Comunicazione all’Int. Institute For Advanced Studies del Missoury. Nell'ambito dell'attività antiquaria, comincia a interessarsi sempre più alla numismatica. Nel 1980 compie una ricerca socio-etnografica in Oceania e visita tutte le isole più primitive del Sud Pacifico. Rientra quindi in Italia e svolge attività di ricerca e docenza. Intensifica l’attività intorno alla numismatica, svolgendo attività di consulenza per la Banca d’Italia e numerose altre Istituzioni e Musei, scrivendo saggi sulla circolazione monetaria e costituendo, nel 1995 , il Museo della Cartamoneta di Parma. Nel 1997 è chiamato dalla BCE a rappresentare l’Italia nella commissione che deve scegliere i bozzetti per l’euro. Insieme con Armando Verdiglione è cofondatore dell’Istituto Internazionale di Scienze della Comunicazione presso l’Università del Secondo Rinascimento di Milano. Costituisce il Comitato d’Onore CAEL, Compiuterizzazione Analisi Ermeneutiche, Lessicologiche, di cui diventa segretario. Il Comitato è presieduto dal Governatore Antonio Fazio ed è costituito da quattro membri: Giovanbatista Re, Dionigi Tettamanzi, Hans Tietmayer, Michael Camdessus. Nell’ottobre viene nominato “motu proprio” dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica. Tra il 2004 e il 2005 comincia una casuale collaborazione a programmi televisivi e avvia l’attività di ospite, partecipando, in due anni, a circa 100 trasmissioni, principalmente su RAI Uno. In una trasmissione riporta alla memoria del pubblico la figura di Amadeo P. Giannini, un emigrante italiano che ha fondato la più grande banca del mondo. Intensifica la collaborazione con Roberto Busa S.J. per l’elaborazione del progetto”Lingue Disciplinate”, un programma informatico di traduzione automatica che rappresenterà la risposta alla sfida linguistica della globalizzazione. Nell’autunno del 2005 il progetto è presentato e avvallato dall’Accademia dei Lincei. Attualmente, oltre all'attività in RAI dove esplora argomenti e temi economici e monetari, sta compiendo la stesura di una monumentale opera sulla circolazione monetaria negli Antichi Stati.