Il Colosseo cerca sponsor per il restauro
Secondo il Mibac, questa strada “potrà essere seguita anche per altri monumenti italiani”.
Un paio d’anni di lavoro e 25 milioni di euro per riportare il Colosseo, se non proprio a come doveva apparire ai tempi dell’antica Roma, a una “pulizia” e a una solidità sconosciuta ai nostri tempi.
Annunciato nei mesi scorsi come una grande operazione d’immagine per il monumento più famoso al mondo, il bando per la sponsorizzazione dei lavori di restauro sarà pubblicato il 4 agosto sulla Gazzetta ufficiale e sue due quotidiani internazionali. Una tempistica tale da assicurare che i cantieri possano partire già a ottobre. Ma senza dover chiudere l’accesso al pubblico e soprattutto le gigantesche pubblicità “monstre” che campeggiano sulle facciate dei palazzi in ristrutturazione nel centro storico della Capitale. Agli sponsor sarà lasciata solo un’area limitata, con la previsione di dare vita a un coordinamento di iniziative per pubblicizzare la sponsorizzazione al posto delle affissioni. “È una giornata storica, un segno epocale di trasformazione - commenta il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ‘ospite’ del ministero dei Beni culturali per la presentazione dell’intervento di restauro -. Questo progetto ci indica la possibilità di dare vita a un nuovo mecenatismo con una sponsorizzazione ‘alta’, di grande rilievo culturale, che qualificherà anche la cordata vincitrice. Un esempio su come mettere insieme forze pubbliche e private che sarà ricordato, come il restauro della Cappella sistina”.
“Già di per sé questo restauro avrà un valore di attrattiva, ma questo intervento non sarà un fatto isolato - continua il primo cittadino - perché fa parte di una riqualificazione di tutta l’area archeologica centrale su cui stiamo lavorando anche sul fronte della viabilità: non possiamo lasciarlo a fare da spartitraffico”. Per il ministro Sandro Bondi, che ha rivendicato l’impegno del Mibac su programmi impegnativi come Brera, i Grandi Uffizi e il recupero di Pompei, è proprio “dai grandi progetti culturali che bisogna partire se si vuole vendere l’immagine dell’Italia”. “Si può partire dalla Basilicata se non si conosce il resto del Paese?”, la domanda retorica. Quanto al Colosseo, la strada intrapresa “potrà essere seguita anche per altri monumenti italiani”. Per il sottosegretario Francesco Giro il restauro del Colosseo è invece la prova che “il Rinascimento di Roma continua per restituire alla Capitale la dignità ferita da decenni di incuria e degrado”.
Il progetto elaborato dal commissariato e dalla Soprintendenza speciale archeologica di Roma seguirà le linee dell’intervento (parziale) realizzato negli anni ’90 col finanziamento della Banca di Roma e rimasto poi incompiuto. “In questo modo possiamo conoscere già l’esito sul profilo e la resa cromatica”, ha spiegato il commissario straordinario Roberto Cecchi. Il progetto di consolidamento sarà suddiviso in quattro blocchi: le superfici esterne, il restauro degli ipogei e degli ambulacri, l’impiantistica con il sistema di illuminazione e la realizzazione di un centro servizi all’esterno dell’Anfiteatro. Operazione, quest’ultima, che nell’arco di sette mesi permetterà di togliere dal Colosseo bagni, bookshop e biglietteria e avverrà a lavori ultimati in un terrapieno su via di san Gregorio. Di questo spazio saranno tuttavia utilizzati solo 1.500 dei 2.700 mq disponibili.
Paolo Fantauzzi (www.ilvelino.it)
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