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Dal: 13/01/2010

Venaria, la reggia-azienda modello per la Grande Brera

È al modello della reggia di Venaria Reale, alle porte di Torino, che il commissario straordinario Mario Resca guarda per la Grande Brera.

Il manager “in prestito” al ministero dei Beni culturali, parlando della rinascita della pinacoteca meneghina, lo ha detto apertamente nei giorni scorsi: “Il grosso dei fondi dovrà venire dal territorio, sul modello sperimentato per Venaria Reale a Torino”.

Ma cosa rende il “laboratorio” rappresentato dall’ex residenza sabauda così appetibile? Fino a dieci anni fa la reggia, coi suoi 80 mila metri quadrati, era abbandonata al degrado. Poi la decisione di scommettere sulle sue potenzialità e di farne il cantiere più grande d’Europa - dopo due secoli di abbandono e otto anni di restauro (costato circa 200 milioni) - ha riportato la vita nella residenza barocca voluta da duca Carlo Emanuele II, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
Ma è grazie alla sua inedita compartecipazione fra pubblico e privato, che prima poteva intervenire solo tramite sponsorizzazioni, che la Venaria reale è diventata un punto di riferimento. Come consentito dal nuovo codice dei beni culturali, a gestire la reggia è infatti un consorzio di cui fanno parte il ministero dei Beni culturali, la Regione Piemonte, il Comune di Venaria e la compagnia di San Paolo, la fondazione bancaria dell’omonimo istituto di credito torinese (senza quindi il conferimento patrimoniale previsto giuridicamente per le fondazioni).
Il successo della formula sta nei numeri, visto che in due anni la reggia - con un milione e 800 mila ingressi - è diventata il quinto sito culturale più visitato d’Italia dopo il Colosseo, gli scavi archeologici di Pompei, il sistema museale fiorentino e quello veneziano.

È tuttavia la completa autosufficienza amministrativa il vero punto di forza.
Gli incassi dai biglietti e dalle attività commerciali del secondo anno in corso ammontano infatti a circa sei milioni e mezzo, pari al 45 per cento delle spese generali previste, laddove i musei statali raramente riescono a incassare più del dieci per cento del loro fabbisogno. Il resto lo mettono i consorziati, secondo quanto stabilito dall’accordo di programma dell’atto istitutivo: un paio di milioni arrivano dal Mibac, tre dalla Regione Piemonte (più uno per i finanziamenti indiretti, come quelli per le spese comunicazione), altrettanti dalla compagnia San Paolo.

Ma a favorire una proficua flessibilità è anche la gestione delle risorse umane, dato che il consorzio conta solo 37 dipendenti diretti, mentre tutti gli altri, dalla vigilanza alla biglietteria (circa 300) sono reclutati in outsourcing attraverso cooperative di settore. “Abbiamo una grande autonomia che ci consente di funzionare come un’azienda e di ragionare in termini fortemente economici - afferma il direttore Alberto Vanelli -. Monitoriamo quotidianamente le entrate e le uscite e siamo in grado di avere un prospetto continuo della situazione. Anche nel 2009, per esempio, nonostante la recessione abbiamo avuto una flessione negli incassi rispetto all’anno precedente di appena 200 mila euro, che abbiamo compensato con le entrate derivate dai servizi aggiuntivi”.

Fra royalties per librerie, caffetterie e parcheggi interni e le attività di concessione previste dalla legge Ronchey, infatti, la Venaria Reale incassa oltre un milione di euro. E col tempo sta diventando una “cornice” sempre più ricercata. È qui, infatti, che la Fiat ha presentato la nuova Lancia Delta e l’Alenia ha svolto la sua convention annuale, mentre sono ormai decine gli sposi torinesi che decidono di realizzare (a pagamento) il loro book fotografico fra i giardini secenteschi della reggia, dove d’estate si tengono anche concerti all’aperto. Senza contare che i locali affittati per convention e presentazioni di libri. Non un sito culturale “chiuso”, insomma, ma un progetto culturale permanente aperto al territorio e non limitato all’ambito museale. E stando a quanto trapela, non è un caso che oltre a Brera anche l’area archeologica di Aquileia e gli scavi di Pompei siano al centro di un processo che dovrebbe portare alla realizzazione di un consorzio di gestione proprio sul modello della Venaria Reale.


(Paolo Fantauzzi - Il Velino)

 
 
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